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Introduzione all'uso dei rimedi erboristici-15°Capitolo del Libro " Il Percorso Armonia e Benessere"


“Gli effetti terapeutici ottenuti con le preparazioni galeniche che rappresentano la pianta intera sono più completi di quelli che si hanno con i principi attivi purificati”.

G. Pouchet, farmacologo


“Le sostanze ricavate dalla pianta si adattano molto meglio all’organismo perché sono il prodotto naturale di una chimica della vita”.

Fabrice Bandeau


“Le piante medicinali non sono lo scemo del villaggio della terapeutica; esse sono invece le guardiane più fedeli e più rispettose della nostra salute”.

Pierre Lieutaghi


“Gli animali ed alcuni esseri semplici e privilegiati ricordano ancora quel che Paracelo (1443 – 1541) aveva constatato: cioè che pascoli e colline sono delle farmacie!”

Schzuenberg


“Vi è nelle piante qualcosa di più, qualche cosa che proviene dalla vita e l’antica medicina delle piante, dopo essere stata rigenerata alla luce della scienza moderna, s’impone di per sé stessa perché è quella che si adatta meglio all’uomo”.

Fabrice Bandeau



L’introduzione nel mondo delle piante, dell’erboristeria e della fitoterapia (uso terapeutico dei principi attivi presenti nel fito-complesso), presentava la necessità di un approccio ampio e profondo, ma nello stesso tempo semplice e di pronta ricezione.

Per questo mi sono affidato alle citazioni di illustri personaggi, scrittori, farmacisti, erboristi che con parole semplici, chiare e sintetiche hanno saputo sottolineare l’importanza popolare nell’uso delle erbe, che hanno accompagnato da sempre l’uomo nella sua evoluzione.

E’ normale (purtroppo!) che il frenetico scorrere della nostra quotidianità, ci abbia fatto perdere di vista alcuni concetti, alcuni principi, che andrebbero ripresi, rivissuti e rivalutati per la loro importanza e storicità.

Probabilmente molti ignorano che la moderna farmacologia basa le sue radici storiche nella medicina erboristica.

La morfina derivava originariamente dai fiori di papavero,


laspirina dalla corteccia del salice così come la penicillina da un fungo e il chinino dalla corteccia dell’albero di china. Eppure quando prendiamo una compressa di aspirina, bella, bianca e pulita con il suo marchio di fabbrica impresso sopra, i nostri pensieri non vengono neanche sfiorati dall’immagine della corteccia del salice da cui deriva.

A questo punto è doveroso aprire una parentesi sulla differenza dell’effetto curativo della pianta nel suo insieme (fito-complesso), e sui principi attivi estratti singolarmente dalla stessa pianta, che sono la base su cui poggiano gli effetti curativi dei farmaci prodotti con essi.

La definizione classica nel termine Fitoterapia è la seguente: per Fitoterapia si intende l’uso di piante alle quali per tradizione o studi scientifici si attribuiscono proprietà salutari e/o curative. Ci sono diverse tecniche e modus operandi per trattare le piante medicinali: esse possono essere usate da sole, dopo la raccolta e l’essiccamento, o possono essere miscelate in forma di tisana o decotto. Diverse sono le tecniche per ottenere estratti fluidi e secchi, tinture, tinture madri, gemmoderivati, olii essenziali. Le svariate formule fitoterapiche sono una riconosciuta e valida risposta ai più comuni problemi inerenti al benessere e alla salute; è tuttavia indispensabile che le Erbe, o per usare un termine più tecnico, le “Piante Medicinali”, rispondano ai requisiti di:

- Identità botanica;

- Titolazione, ossia quantità dei principi attivi contenuti;

- Standardizzazione, ossia garanzia che ogni singola confezione è identica alle altre per composizione e quantità di principi attivi;

- Assenza di contaminanti;

così come indicato dalla Farmacopea Ufficiale Italiana o di altre Nazioni. Il rimedio fitoterapico è il più antico modulatore dell’“omeostasi” umana.


Per “omeostasi” s’intende: la capacità di un organismo di mantenere costanti le condizioni chimico-fisiche interne anche al variare delle condizioni ambientali esterne, tramite particolari reazioni e processi chiamati “meccanismi omeostatici”.

L’uso dei rimedi fitoterapici si perde nella notte dei tempi, tanto da confondersi con l’alimentazione. La capacità dell’uomo di riconoscere le piante e le sostanze utili per ristabilire l’equilibrio, e quindi la salute, precede di molti anni la creazioni di erbari e classificazioni che hanno accompagnato la medicina in tutta la sua storia, raggiungendo il massimo splendore con Li Shi Zhen (autore del Ben Cao Gang Mu un opera che richiese trenta anni di lavoro e tratta non solo di Farmacologia ma anche Dietetica, Botanica, Mineralogia, Zoologia ed Astronomia), e il nostro Pietro Andrea Mattioli vissuto intorno alla metà del 1500, pubblicò sei volumi chiamati “Commentari sopra Dioscoride”; in questo lavoro Mattioli riprese e riesaminò, alla luce del nuovo sapere, tutto il lavoro fatto da Dioscoride. La sua opera è stata, fino al 1895, la Bibbia per tutti i medici e i farmacisti dell’epoca, poi ci fu l’avvento della Farmacopea Ufficiale.

Senza entrare troppo nel settore tecnico, tra l’altro molto complesso, di come avvengono le reazioni bio-chimiche, cercheremo di chiarire la differenza dell’azione di un rimedio fitoterapico e di un farmaco sull’organismo dell’uomo.

A prima

ma qualitativo.

Come dicevamo sopra, un’erba medicinale deve la sua azione medicamentosa alle sostanze ivi contenute, chiamate “principi attivi”. Qualora venga utilizzata l’intera pianta non si parla di singolo principio ma dell’azione sinergica di essi; si ha così la definizione di “fito-complesso”, mentre di regola nel farmaco è contenuto un solo principio attivo.

I vantaggi di utilizzare un fito-complesso sono molteplici; facciamo un esempio con l’Iperico: questa pianta ha molte qualità, è un ottimo antinfiammatorio e cicatrizzante locale, ma è anche utile come antidepressivo; l’uso dell’intera pianta (fito-complesso), in oltre, garantisce una migliore biodisponibilità dei singoli principi attivi e una minore tossicità rispetto alle singole molecole.


E’ in corso un duro scontro sulle erbe medicinali, e su alcune di queste in maniera particolare, allo scopo di screditarne l’immagine e l’efficacia.

Da parte delle potenti case farmaceutiche c’è il meschino interesse a brevettare e mettere in commercio, sotto forma di farmaci, i singoli principi attivi estratti della pianta, per ricavarne alti profitti… perchè la pianta, ringraziando Dio, non può essere brevettata.

Il concetto è che le piante funzionano come “fito-complesso”. Non c’è un principio attivo particolare da estrarre dal nostro Iperico da cui ricavare un farmaco antidepressivo, è TUTTO l’ Iperico, in quanto tale, che funziona da antidepressivo.

E’ facile intuire che se fosse possibile dimostrare, senza ombra di dubbio, che l’estratto di Iperico funzionasse, come antidepressivo, meglio del farmaco di ultima generazione, la case farmaceutiche subirebbero un duro colpo e la gente potrebbe curarsi in maniera più naturale, più sicura, con pochissimi o quasi inesistenti “effetti collaterali”, e con un notevole risparmio economico.

Una precisazione: il dubbio non sta nell’efficacia dell’Iperico, bensì nel trovare una stampa libera che permetta la divulgazione decisa e continua di certe realtà, andando contro corrente, contro le grandi lobby e i poteri forti!

Tutto questo, perché non succede?

Eh… perchè Eva si fece convincere dal Serpente a mangiare la Mela? A quest’ora saremmo stati tutti in Paradiso, saremmo immortali, belli, sani, vivremmo d’amore e in perfetta armonia!

Un altro concetto rilevante è “la storicità del rimedio erboristico”.

C’è da chiedersi; come può un pensiero, un concetto, un rimedio salutistico (che esso sia di tipo erboristico, medico, famigliare ecc… ecc) arrivare intatto ai giorni nostri?

L’unico motivo che permette ad una qualsiasi cosa di superare le barriere del tempo rimanendo integra è la sua continua riaffermazione positiva nei ricambi generazionali, la sua costante validità, o meglio ancora, semplicemente perché… FUNZIONA!

Abbiamo già espresso questo concetto per la Riflessologia Plantare.

La Malva che usavano gli antichi romani (per gli antichi malva = male vai via) aveva le stesse proprietà di quella che usiamo noi oggigiorno, forse quella che usiamo noi è un po’ meno “pulita” (in termini di inquinamento generale), ma comunque ha mantenuto la tradizione e la validità unicamente per i successi che l’ha contraddistinta in tutti questi secoli.

I rimedi erboristici hanno superato questo esame. Altrimenti si sarebbero naturalmente “persi” nei secoli, così come sarà stato il destino di chissà quante altre migliaia di tecniche pseudo-salutistiche!

Le erbe che sono arrivate fino a noi hanno subito una durissima selezione storica: solo la loro reale ed inequivocabile validità ne ha permesso la loro sopravvivenza.

Per cui affidiamoci serenamente a questi rimedi, facendone appropriato uso, nel rispetto delle loro caratteristiche e qualità.

Ho previsto nell’arco dell’anno tre diversi percorsi erboristici, due dei quali si ripetono.

I cicli hanno la durata più o meno di un mese. Si comincia a Marzo con un ciclo depurativo, poiché con l’arrivo della primavera, la stagione della fioritura per eccellenza, è bene fare un’azione disintossicante, quindi, rigenerante per l’organismo,

Ad Aprile si passa ad un ciclo ricostituente; si sta per entrare nella stagione calda, meglio quindi preparare l’organismo alle fatiche estive. A Settembre si ripete il ciclo depurativo, dopo l’estate e le vacanze, probabilmente ci saremo lasciati andare a qualche piacevole e necessario “strappo alla regola”.

Ottobre ci vede impegnati in un preventivo ciclo di rinforzo per il nostro Sistema Immunitario; ci prepariamo per il cambio di temperatura ed occorrono forze nuove per affrontare il rigido inverno.

Inverno che affronteremo anche con un secondo ciclo ricostituente. Novembre ci vedrà impegnati in questo ciclo.

Adesso entreremo un po’ più nello specifico andando a spiegare brevemente quali sono gli organi più coinvolti nei singoli cicli e, ovviamente, a quali rimedi erboristici rivolgere la nostra attenzione.







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