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Ciclo Ricostituente - 17° Capitolo del Libro "Il Percorso Armonia e Benessere"



Il processo che permette al nostro organismo di adattarsi ai cambiamenti che avvengono sia all’esterno che all’interno della nostra entità fisica viene definito “Omeostasi”.

Questo processo, meglio definito come “meccanismo”, richiede un certo tipo di “lavoro” e quindi un certo consumo di energia.

E’ abbastanza comune la condizione in cui questa “energia” comincia a scarseggiare, dando luogo a sensazioni di disagio, di “esaurimento fisico e mentale” e di uno stato di malessere generale, con la possibilità di sviluppo di eventuali patologie.

Non bisogna mai dimenticare il contesto in cui la stragrande maggioranza di noi vive: stress, pressioni psicologiche, problemi economici, esistenziali e lavorativi. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo: la poca attenzione all’alimentazione, l’inquinamento atmosferico, acustico e da elettrosmog (non ho affrontato l’argomento in questo lavoro, ma basta documentarsi un pochino per rendersi conto della drammaticità della situazione!), la scarsa attività fisica, l’uso smodato di farmaci, fumo ed alcool, e il quadro è completo! Forse il mio, più che un quadro, è una vera e propria tragedia greca, ma purtroppo le dinamiche quotidiane ci vedono fortemente coinvolti in questi meccanismi, e nel momento in cui ci accorgiamo che stiamo “tirando troppo la corda” l’ideale sarebbe quello di prenderci una pausa e fare magari una vacanza.

Molte volte però ciò non è possibile, e se abbiamo avuto la consapevolezza o la semplice fortuna di renderci conto della nostra condizione, magari anche con l’aiuto di persone che ci vogliono bene e ci fanno notare questo “stato di disagio”, cerchiamo di correre ai ripari prima che sia troppo tardi, e prima di alterare profondamente quei delicati meccanismi di cui parlavamo sopra.

Anche qui la Natura non ci lascia soli.

Nel suo fare straordinario ha creato delle piante le cui sostanze hanno delle proprietà definite “adattogene”.

La caratteristica più importante delle piante “adattogene” (che si adattano alle varie esigenze dell’organismo) è quella di agire contro qualsiasi fattore di stress, intervenendo su squilibri di varia natura: fisica, chimica, biologica e psicologica, senza un bersaglio privilegiato o che sembra particolarmente reattivo alla somministrazione di questo tipo di pianta.

Sembra che la loro azione interessi tutti i tipi di cellule, e di conseguenza l'efficacia è su tutti i meccanismi di regolazione dell’Omeostasi, facilitando così le reazioni chimiche che sovrintendono il normale funzionamento di tutto l’organismo, sotto tutti i suoi aspetti.

In Occidente il concetto di pianta “adattogena” fu introdotto intorno alla metà del 1900 dallo scienziato russo Lazarev, ma fu puntualmente ignorato; solo da qualche anno queste erbe trovano un interesse crescente… E pensare che in Cina si curano con il Ginseng (la pianta “adattogena” per eccellenza!) da “poco più” di... 3000 anni!

Le piante “adattogene” non presentano, di norma, effetti collaterali; la loro azione farmacologica non provoca squilibri nelle funzioni fisiologiche dell’organismo poiché i benefici non si ottengono con una forzatura verso una direzione a svantaggio di un’altra ma indipendentemente dalla tendenza dello squilibrio iniziale, la loro azione verte verso il ripristino dei valori normali, ossia verso il ripristino dello stato di “Omeostasi”, cioè di benessere. Sembra incredibile però è proprio così!

Prima ho accennato al Ginseng. Essa rappresenta l'adattogena per eccellenza, non a caso il termine “ginseng” viene dal cinese e sta per “pianta dell’uomo”, questo per farci capire l’azione a 360° sul nostro organismo. Si sviluppa principalmente in Asia (Corea, Cina del nord, Siberia orientale, Vietnam) e in Nord America (nelle zone più fredde).

Il suo impiego si perde nella notte dei tempi e anche autorevoli studi scientifici ne confermano l’efficacia, si è visto per esempio che gli sportivi che usavano il Ginseng come integratore presentavano una concentrazione inferiore di lattato alla fine di una prestazione sportiva (“lattato” o acido lattico, un sottoprodotto dell’attività fisica anaerobica, di solito viene riconvertito in glucosio, ma quando è in eccesso si deposita nei muscoli dando un senso di affaticamento, incapacità locale allo sforzo e senso di bruciore, quando si ritorna all’attività aerobica nel giro di poche ore viene tutto riconvertito in glucosio). Ciò indicava una migliore performance aerobica, quindi un incremento della resistenza fisica, e una migliore circolazione. Il Ginseng potenzia la memoria e la resistenza ai fattori ambientali negativi (ottimo per chi deve affrontare esami), riduce nel complesso nevrosi e stress e quindi migliora l’adattamento agli stimoli della vita quotidiana. Inoltre migliora le prestazioni sessuali, rafforza le difese immunitarie abbassando così i rischi di contrarre diverse malattie.

Gli unici effetti collaterali, tra l’altro abbastanza intuibili, è che l’uso sproporzionato di questa pianta può portare a un eccitamento del sistema nervoso con conseguente irrequietezza, irritabilità e insonnia. Il maggior principio attivo del Ginseng è il “ginsenoside”; purtroppo capita che il tipo di preparazione o alcuni prodotti commerciali portino alla scomparsa di questo principio attivo rendendo poco efficace l’uso della pianta. Consiglio quindi l’uso di prodotti singoli e puri. Se ci vogliamo curare con il Ginseng basta solo lui, non occorrono miscele “bomba” di dieci “erbe magiche” .

Un’ altra pianta “adattogena” molto conosciuta e usata è l’Eleuterococco. Noto anche come “ginseng siberiano”, è un arbusto originario della Siberia e della Mongolia. Alla radice vengono attribuite proprietà toniche (che conferisce maggior vigore all’organismo stimolandone le funzioni) e adattogene, ottimizza la secrezione degli ormoni. Anch’essa è indicata negli stati di affaticamento generale e stress, utile nella astenia e convalescenza, nell’esaurimento psico-fisico, nell’ipotensione, nell’attività sportiva, stimola il metabolismo e previene l’insorgenza di malattie, aiuta nelle spasmofilie.

E’ inoltre utile nei periodi di scarso rendimento generale e scarsa concentrazione. Anche per l’Eleuterococco vale lo stesso discorso del Ginseng sull’uso smodato, ma ciò è una caratteristica di tutte le piante “adattogene” o comunque stimolanti.


Altre piante utili da ricordare sono: il famoso Guaranà brasiliano, la Rhodiola ed il Ginko biloba che aiuta in modo particolare il micro-circolo cerebrale favorendo le capacità cognitive e quindi la memoria.

Tra le erbe che aiutano il nostro organismo troviamo anche quelle con caratteristiche spiccatamente afrodisiache (ingrediente che accresce lo stimolo e il tono dell’eccitazione sessuale), anche queste vanno inserite in un contesto generale di rinforzo

energetico.

Molte sono di origine sud americana come il Maca delle Ande, la Muira Puana dell’Amazzonia e la Damiana del Centro America.

A parte la parentesi specifica per le piante Afrodisiache, troviamo in tutte le piante fin qui viste la capacità di portare un aiuto generale, importante e sicuro. Per la scelta del tipo di pianta da usare consiglio una consulenza da un erborista esperto che saprà scegliere l’erba giusta; di solito l’assunzione di tavolette è preferibile durante la mattina con la stessa posologia già vista per il ciclo depurativo.


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