II La Papesse di Fabio Perpetua

La Papesse…Energia in gestazione


La Papesse guarda al passato, ed è lì che dobbiamo andare a cercare il conosciuto, fare esperienza delle cose del passato e farne insegnamento per il presente. Quindi lo sguardo della Papesse guarda al passato conosciuto per capire cosa fare, questa è la prima cosa che ci indica questa Carta, cioè di muoverti nel campo conosciuto.

Questo concetto trova molte analogie sia nell’attività fisica che nella Medicina Tradizionale

Cinese, ma anche nella Riflessologia Plantare come prodotto di uno studio e di un apprendimento che la figure di La Papesse indica, lei è la scuola e l’insegnamento. L’immagine dei suoi veli sopra la testa indicano che ancora ci sono cose da “svelare” e quindi da capire, ed in settori come la Riflessologia Plantare questo concetto è estremamente importante in quanto si lavora sulle persone e nello specifico su tutto il piede fino ad arrivare al ginocchio. Nelle mie lezioni un messaggio che cerco sempre di passare, e che ritengo sia importantissimo, è che “ogni singolo trattamento è una storia a se” ma per il semplice motivo che “ogni persona è una storia a se”, di conseguenza in Riflessologia Plantare non si finisce mai di apprendere, è sempre tutto “qualcosa” di nuovo, anche se pratichiamo da molto tempo.

Io insegno Riflessologia Plantare dal 2004 ed è sempre…sempre… ...un’esperienza diversa ogni trattamento effettuato!

In M.T.C. il concetto di scuola e apprendimento è insito nel suo operare. Un aspetto molto difficile e complicato della M.T.C. è la diagnosi.

Un aspetto che vorrei approfondire della diagnosi secondo la M.T.C. è quello della “Pulsologia” in quanto risulta essere veramente unico nel suo genere ed è lo specchio della complessità e della profondità di questa disciplina.

C’è un antico detto cinese a proposito della Pulsologia che dice: “l’allievo impara a diagnosticare attraverso i polsi quando il maestro muore”.

Ciò significa anni di pratica e duro lavoro.

Il principio di azione consiste nel testare il polso all’altezza dell’arteria radiale (la parte in prossimità del pollice), qui esistono tre punti: polso distale o pollice; polso intermedio o barriera; polso prossimale o piede, da cui è possibile rilevare lo stato di Organi e Visceri.

Ad ogni punto corrisponde una “loggia” energetica dove in superficie si può apprezzare il Viscere Yang e in profondità l’Organo-Yin.

Avremo quindi dodici rilevamenti energetici: Sei “misurazioni” a destra due per ogni “loggia”, sei “misurazioni” a sinistra due per ogni “loggia”. L’attenta lettura dell’onda sfigmica (ossia dalle pulsazioni del circolo sanguigno apprezzabili a livello dei polsi arteriosi) come il ritmo, la profondità, la forma, la velocità, la lunghezza, la forza e l’ampiezza ci porterà informazioni utili sullo stato energetico del paziente e sulle condizioni appunto di Organi e Visceri, sono stati classificati diciotto reperti pulsologici principali, sette polsi aberanti o mortali, ed altri che si riscontrano con minore frequenza.

Una “scuola” così complessa rientra in pieno nell’austera figura di La Papesse.

La scuola di Kung Fu era, nell’antica Cina, la tua scuola di vita. Questo concetto lo troviamo immediatamente nella sua gerarchia interna. Il Maestro si chiama Shi Fu e sta per “padre”, gli allievi si chiamano Shi Xiong Di e sta per fratelli, abbiamo anche il Shi Ye che era il Maestro del Maestro attuale e sta per nonno, e così via. Di solito il Maestro (Shi Fu) era anche un profondo conoscitore di M.T.C. per cui diventava il tuo insegnante a 360° gradi.

In Cina ci sono tantissime scuole di Kung Fu diverse, ricordiamoci che la Cina ha una superfice pari all’Europa, anche le diversità climatiche e territoriali hanno contribuito alla prolificazioni di metodologie diverse. Abbiamo “stili” di Kung Fu che prediligono l’uso delle braccia, altri delle gambe, anche il fondatore dello stile è importantissimo, tutti conoscono l’icona immortale del Kung Fu, Bruce Lee, morto nel 1973 all’età di 33 anni, lui iniziò il Kung Fu praticando lo stile Wing Chun fondato da

Ng Mui, una donna, nella seconda metà del 17° secolo. Poi lui fondò il “Jeet Kun Do”, il suo famoso stile personale. Io ho praticato Kung Fu per circa 20 anni seguendo principalmente lo stile Hung Kuen che tradotto significa “Pugno del Sud” da questo stile nacque moltissimi anni dopo, ad Okinawa, in Giappone il Karate.

Paradosso del destino, ma come sappiamo nulla accade a caso…quando inizia a fare Kung Fu ero già cintura nera di Karate…quindi per me iniziare a praticare il Kung Fu è stato come un tornare a casa, in Cina!!!

Nel prossimo articolo si parlerà dell’Arcano III Limperatrice (sulla Carta è scritto così, non è un errore di ortografia e scopriremo anche il perché), sguardo al futuro, programmazione e creatività!!


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